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Che la corsa abbia inizio

Quasi un mese è passato e le piacevoli atmosfere del pomeriggio dell’11 febbraio sono un po’ svanite. Molta acqua è passata sotto i ponti e noi siamo finalmente riusciti a caricare (quasi) tutti i video come promesso.

Dizionario della Prossima Como

Da oggi è infatti disponibile il Dizionario della Prossima Como: 23 parole che disegnano la nostra città del futuro.

La novità è accompagnata dalla pagina della Rassegna stampa oltre che dai canali YouTube per i video e Flickr per le foto che sono disponibili già da un po’.

Cercheremo di arricchire il sito nel futuro ma per i prossimi due mesi ci concentreremo sulla campagna per le Comunali: è necessario vincere per far nascere veramente la Prossima Como.

Pippo Civati & Mario Lucini

E allora ci vediamo sul sito di  Mario Lucini oppure su quest’altro sito per sapere Dov’è Mario.

Appuntamento al 6 maggio 2012 :-)

Sa indignarsi solo chi è capace di speranza

Un ottimo motto per noi da Salvatore Settis. L’autore è Seneca. E’ stata Fiammetta Lang, storico fondatore e Presidente della sezione comasca di Italia Nostra a ricordarcelo sabato e Pippo l’ha fissato sul suo blog.

Il pubblico in teatro per Prossima Fermata Como

Abbiamo rinunciato ad intervenire come organizzatori, lasciando la parola agli invitati.  Se avessi parlato [scrive Guido], la mia parola sarebbe stata senza dubbio “costruzione“. Costruzione non significa solo cemento: costruire significa forgiare la materia grezza, quel che resta di buono tra i cocci di diciotto anni interminabili di oblio in mano al centrodestra.  Costruire è soprattutto creare legami, essere soci, singoli nodi di quella rete che è la società. Troppo spesso si è pensato che Como fosse solo quella che volevano farci credere. Noi volevamo credere in altro. E non è stata fantascienza. Cosa rara di questi tempi, ma bellissima come un fiore nel deserto, è stato vedere gli tutti noi, organizzatori e ospiti stringersi in social catena per abbattere quelle barriere che impedivano ad un compagno di viaggio di entrare nella sala.  A riprova di come sia congeniale alla destra impedire che si frequentino i luoghi di socialità. Se ognuno resta a casa sua, le idee non circolano, si è più deboli, si resta nel proprio quieto vivere. Noi volevamo fare qualcosa di diverso, trarre le nostre conclusioni dalla vita, piuttosto che dai libri. Sappiamo che per costruire qualcosa di solido occorrono fondamenta resistenti, un legno nato da quei semi di verità di cui parlava Cartesio nell’introduzione. Un legno che potrebbe essere il famoso “nuovo ulivo” che ora sembra passato di moda.  La giornata ha voluto essere una insegna per le idee, un esempio della democrazia della polis contro l’unilateralismo che impedisce un ascolto attivo. Dare spazio all’ingegno e alla creatività dei giovani registi, dare spazio ai rifugiati, ai disabili, a chi suona per passione, a chi opera per il bene della comunità. Volevamo dare spazio alle marginalità della città, dare voce a chi non ha occasione di dire ciò che pensa. Abbiamo voluto costruire insieme quella narrazione delle buone pratiche e delle idee  che sono un dono prezioso per chi andrà ad amministrare la disastrata città lacustre nei prossimi cinque anni.

I muri e noi

Riprendiamo il titolo dal post di Pippo Civati che ieri ci ha parlato di barriere da abbattere, da quelle architettoniche a quelle etniche, da quelle generazionali a quelle politiche. Stefano Binda ha parlato di muri.

Il muro è una metafora particolarmente attuale a Como che, come ci ha ricordato ieri Marco Longatti, è appunto una “città murata” su tre lati e in cui una scellerata ammnistrazione di destra ha pensato bene di costruire un muro davanti al lago per chiudere “finalmente” anche il quarto lato. Peccato che questa città, che i comaschi tutti, non abbiano bisogno di un muro per difendersi dal lago che è stato nei secoli un loro alleato per l’acqua, per i trasporti, per la pesca. Ecco allora che la metafora di abbattere il muro prende qui un significato più forte, quello di abbattere una in-cultura che ha devastato la città negli ultini 18 anni.

Pippo Civati, Alessandro Vergari, Mario Lucini, Guido Rovi e Paolo Sinigaglia a Prossima Fermata Como

Presto pubblicheremo le foto della giornata e i video che andranno a comporre il nostro vocabolario. Grazie a tutti quelli che sono intervenuti e grazie anche a Pippo che ci ha rinfrancato in una fermata un po’ troppo “fresca” e con qualche problema tecnologico.Tutto sommato però è andata bene: abbiamo dato un po’ di slancio a quella “Prossima Como” che deve nascere. “Vogliamo crederci” era il motto della nostra fermata perchè a maggio vogliamo farcela, per iniziare a cambiare questa città.

Paolo Sinigaglia, Guido Rovi e Alessandro Vergari: gli organizzatori di Prossima Fermata Como

Contribuisci alla Prossima Como!

La Prossima Como parte dal Teatro Lucernetta precisamente l’11 febbraio 2012 (si parte alle 14.30).

Prossima Fermata Como

Chi immagina un città e un’Italia diverse, rinnovate,  chi è convinto che Como abbia perso troppi treni, chi ha speranza nel cambiamento sarà alla nostra manifestazione con proposte e interventi da regalare a tutti.

Il nostro spazio è a disposizione: puoi esprimere la tua idea per migliorare Como, l’Italia o il mondo con un intervento, con una canzone, con un cortometraggio. Le regole sono solo due: il tempo massimo è di 5 minuti, è obbligatorio mandare preventivamente l’intervento e una parola a cui si ispira a:

info@prossimafermatacomo.it

Tutti gli interventi saranno ripresi e insieme alle parole formeranno il Vocabolario della  Prossima Como che verrà messo online su questo sito.

La prossima Italia, la prossima Como, sarà migliore di questa: vogliamo crederci!

Hai 5 minuti, ora tocca a te

Come/o tu mi vuoi?

 

 

 

 

Prossima fermata è quell’occasione di democrazia e partecipazione che tanti hanno invocato e che fino ad ora non c’è stata occasione di concretizzare nella nostra Como.

Prossima fermata  Como rappresenta dunque una opportunità di fare rete, cultura e innovazione attraverso un approccio partepicativo mediato dall’uso  di approcci eterogenei, anche non convenzionali. Quello che noi abbiamo definito “il cineforum all’incontrario”, dove l’odiato dibattito di morettiana memoria si trasforma e  viene interrotto da interludi costruttivi, ovvero brevissime proiezioni e momenti di creatività musicale.

Non c’è di certo bisogno di fare la Parigi-Dakar per dimostrare qualcosa ai comaschi. Per dimostrare qualcosa bisogna non solo saper ascoltare, che sarebbe il punto di partenza, ma bisogna sapere dare voce a chi voce non ce l’ha avuta.  Basta limitarsi a contare le persone, è necessario farle contare davvero!

Tanti hanno usato la parola libertà, ma pochi hanno avuto il coraggio di fare della stessa un metodo di partecipazione e costruzione. La democrazia come la intendiamo noi è anche più bella, perchè ognuno può dare il contributo nel modo che egli ritiene più attinente alla sua individualità. Ed è proprio il tentativo di unire questa caratteristica di ciascuno di noi, che nella sua intimità ci rendi unici e diversi, all’interno di un confronto dove le diffrenti sfaccettature possano quindi  rendere al meglio una realtà varia e complessa come quella in cui viviamo. Ognuno può dire quello che pensa, ma con raziocinio. Il cambiamento è certo una opportunità che può fare paura a chi non è preparato. Tuttavia noi non abbiamo paura e pensiamo che nessuno debba averne, perchè il bello di Prossima fermata sta nello scoprire una cosa non cercata e imprevista mentre se ne sta cercando un’altra.

La Carta di Firenze

Prossima Fermata Italia

Noi.
Noi che abbiamo imparato a conoscere la politica con tangentopoli e il debito pubblico e che oggi troviamo la classe dirigente del Paese occupata a discutere di bunga bunga e società offshore.
Noi che nonostante quello che abbiamo visto, fin da bambini, crediamo nel bene comune, nella cosa pubblica, nell’impegno civile.

Noi che ci siamo riuniti a Firenze per ritrovare le parole della speranza. Noi che abbiamo voglia di incrociare i nostri sogni e non solo i nostri mouse. Noi che crediamo che questo tempo sia un tempo prezioso, bellissimo, difficile, inquietante, ma sia soprattutto il nostro tempo, l’unica occasione per provare a cambiare la realtà. Noi.

Noi vogliamo gridare all’Italia di questi giorni meschini, alla politica di questi cuori tristi, al degrado di una solitudine autoreferenziale, che si può credere in un’Italia più bella.

Sì, noi crediamo nella bellezza, che forse non salverà il mondo, ma può dare un senso al nostro impegno. La bellezza dei nostri paesaggi, delle nostre opere d’arte, delle nostre ricchezze culturali, certo. Ma soprattutto la bellezza delle relazioni personali, la bellezza di andare incontro all’altro privilegiando la curiosità sulla paura, la bellezza di uno stile di vita onesto e trasparente.

Da Firenze, patria di bellezza, ci mettiamo in gioco.
Senza pretendere posti, senza rivendicare spazi, senza invocare protezioni. Senza chiedere ad altri ciò che dobbiamo prenderci da soli.
Ci mettiamo in gioco perché pensiamo giusto che l’Italia recuperi il proprio ruolo nel mondo.
Ci mettiamo in gioco perché non vogliamo sprecare il nostro tempo.
Ci mettiamo in gioco perché abbiamo sogni concreti da condividere.

Ci accomuna il bisogno di cambiare questo Paese, un Paese con metà Parlamento, a metà prezzo, un Paese dalla parte dei promettenti e non dei conoscenti. Che permetta le unioni civili, come nei Paesi civili; che preferisca la banda larga al ponte sullo Stretto; che dica no al consumo di suolo, e sì al diritto di suolo e di cittadinanza. Un Paese in cui si possa scaricare tutto, scaricare tutti; che renda il lavoro meno incerto, e il sussidio più certo. Che passi dall’immobile al mobile, contro le rendite, e che riduca il debito pubblico, la nostra pesante eredità.

Vogliamo rispondere al cinismo con il civismo. Alla divisione con una visione. Alla polemica con la politica. E vogliamo farlo con la leggerezza di chi sa che il mondo non gira intorno al proprio ombelico e con la serietà di chi è capace anche di sorridere, non solo di lamentarsi.

Da Firenze, laboratorio di curiosità, vogliamo provare a declinare il coraggio contro la paura, condividendo un percorso di parole e di emozioni, di progetti e di sentimenti perché la prossima fermata sia davvero l’Italia. Un’Italia che oggi riparte dalla Stazione Leopolda, la Prossima Italia.


Firenze, 7 novembre 2010