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Sa indignarsi solo chi è capace di speranza

Un ottimo motto per noi da Salvatore Settis. L’autore è Seneca. E’ stata Fiammetta Lang, storico fondatore e Presidente della sezione comasca di Italia Nostra a ricordarcelo sabato e Pippo l’ha fissato sul suo blog.

Il pubblico in teatro per Prossima Fermata Como

Abbiamo rinunciato ad intervenire come organizzatori, lasciando la parola agli invitati.  Se avessi parlato [scrive Guido], la mia parola sarebbe stata senza dubbio “costruzione“. Costruzione non significa solo cemento: costruire significa forgiare la materia grezza, quel che resta di buono tra i cocci di diciotto anni interminabili di oblio in mano al centrodestra.  Costruire è soprattutto creare legami, essere soci, singoli nodi di quella rete che è la società. Troppo spesso si è pensato che Como fosse solo quella che volevano farci credere. Noi volevamo credere in altro. E non è stata fantascienza. Cosa rara di questi tempi, ma bellissima come un fiore nel deserto, è stato vedere gli tutti noi, organizzatori e ospiti stringersi in social catena per abbattere quelle barriere che impedivano ad un compagno di viaggio di entrare nella sala.  A riprova di come sia congeniale alla destra impedire che si frequentino i luoghi di socialità. Se ognuno resta a casa sua, le idee non circolano, si è più deboli, si resta nel proprio quieto vivere. Noi volevamo fare qualcosa di diverso, trarre le nostre conclusioni dalla vita, piuttosto che dai libri. Sappiamo che per costruire qualcosa di solido occorrono fondamenta resistenti, un legno nato da quei semi di verità di cui parlava Cartesio nell’introduzione. Un legno che potrebbe essere il famoso “nuovo ulivo” che ora sembra passato di moda.  La giornata ha voluto essere una insegna per le idee, un esempio della democrazia della polis contro l’unilateralismo che impedisce un ascolto attivo. Dare spazio all’ingegno e alla creatività dei giovani registi, dare spazio ai rifugiati, ai disabili, a chi suona per passione, a chi opera per il bene della comunità. Volevamo dare spazio alle marginalità della città, dare voce a chi non ha occasione di dire ciò che pensa. Abbiamo voluto costruire insieme quella narrazione delle buone pratiche e delle idee  che sono un dono prezioso per chi andrà ad amministrare la disastrata città lacustre nei prossimi cinque anni.

I muri e noi

Riprendiamo il titolo dal post di Pippo Civati che ieri ci ha parlato di barriere da abbattere, da quelle architettoniche a quelle etniche, da quelle generazionali a quelle politiche. Stefano Binda ha parlato di muri.

Il muro è una metafora particolarmente attuale a Como che, come ci ha ricordato ieri Marco Longatti, è appunto una “città murata” su tre lati e in cui una scellerata ammnistrazione di destra ha pensato bene di costruire un muro davanti al lago per chiudere “finalmente” anche il quarto lato. Peccato che questa città, che i comaschi tutti, non abbiano bisogno di un muro per difendersi dal lago che è stato nei secoli un loro alleato per l’acqua, per i trasporti, per la pesca. Ecco allora che la metafora di abbattere il muro prende qui un significato più forte, quello di abbattere una in-cultura che ha devastato la città negli ultini 18 anni.

Pippo Civati, Alessandro Vergari, Mario Lucini, Guido Rovi e Paolo Sinigaglia a Prossima Fermata Como

Presto pubblicheremo le foto della giornata e i video che andranno a comporre il nostro vocabolario. Grazie a tutti quelli che sono intervenuti e grazie anche a Pippo che ci ha rinfrancato in una fermata un po’ troppo “fresca” e con qualche problema tecnologico.Tutto sommato però è andata bene: abbiamo dato un po’ di slancio a quella “Prossima Como” che deve nascere. “Vogliamo crederci” era il motto della nostra fermata perchè a maggio vogliamo farcela, per iniziare a cambiare questa città.

Paolo Sinigaglia, Guido Rovi e Alessandro Vergari: gli organizzatori di Prossima Fermata Como